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martedì 16 novembre 2010

la recensione di Assassin’s Creed Brotherhood

La recenzione: Brotherhood si resta in Italia per far nascere e prosperare una confraternita di Assassini degna di questo nome, capace di liberare finalmente il paese dalla stretta militare, temporale e spirituale ancora saldamente esercitata della famiglia Borgia.È quasi incredibile constatare l’evoluzione subita dalla serie dai tempi del primo, acerbo episodio, probabilmente più famoso per la bellezza della producer che per quella del gioco stesso. In questo Brotherhood gli elementi stealth, d’azione e free-roaming tipici della saga si fondono tra loro ancor più in profondità, esaltati da un supporto tattico, strategico e tecnico-artistico mai fine a se stesso.
Come? Ma “semplicemente” partendo dalle ottime basi poste nel secondo capitolo e sviluppandole in varie direzioni, che ci accingiamo a descrivervi. Brotherhood, infatti, è strettamente legato anche dal punto di vista narrativo ad Assassin’s Creed II, di cui può essere considerato a tutti gli effetti il seguito diretto, solo elevato alla massima potenza.
Roma Capitale
Innanzitutto, Roma. Un’immensa città rinascimentale dagli amplissimi confini fortificati, fatta di quartieri e borghi, colline e campagne, circhi e acquedotti, botteghe da riaprire e monumenti da restaurare. Soprattutto, zeppa di torri di guardia da incendiare e relativi occupanti Borgia da assassinare, così da liberare finalmente il fittissimo tessuto economico e sociale di una città destinata a rinascere solo dopo la caduta di chi la opprime. Roma, ovviamente, è infinitamente più vasta rispetto alla Monteriggioni del secondo episodio, e quindi abbisogna di una gestione economica più complessa ma più remunerativa.

Tuttavia, a differenza di quanto succedeva in Assassin’s Creed II, restaurare Roma avrà effetti diretti sulla difficoltà delle missioni, influenzate in parte anche dalla presenza più o meno massiccia delle guardie sul territorio.
E visto che stiamo parlando di missioni, non possiamo non lodare nuovamente gli sviluppatori, capaci di mettere insieme qualità e quantità in modo ancor più convincente rispetto al secondo episodio. Definitivamente dimenticata la schematicità e monotonia delle missioni del primo AC in terra mediorientale, in Brotherhood troviamo quest sempre più originali, articolate e coerenti all’ambiente di gioco che le ospita. Ambiente che, senza svelarvi troppo, è destinato a non rimanere per forza ancorato in ambito romano, concedendosi il lusso di spaziare – nel vero senso della parola – anche nel tempo… e chi vuol capire, capisca! Chi davvero ne capisce come al solito più degli altri è Leonardo da Vinci, che ci permetterà di affrontare alcune missioni fuori porta all’inseguimento delle sue invenzioni belliche più potenti e pericolose, ricompensandoci in maniera adeguata (fidatevi, ne vale la pena). Sono missioni da non lasciarsi scappare, esattamente come quelle “amorose”, che ci riporteranno in una Firenze forse più piccolina, ma sempre bellissima. (fonte Gamesvillage).

Fratelli coltelli
Tornando entro i vasti confini romani, invece, passiamo a parlare delle novità a livello di manovre e strategie assassine. Innanzitutto, quella che dà nome al gioco: una Brotherhood (Confraternita) di assassini che Ezio prima s’incaricherà di formare, e poi addirittura di dirigere. Inizialmente sotto la supervisione di Machiavelli in persona, il nostro sedizioso eroe si occuperà di assoldare cittadini e cittadine, aiutandoli a ribellarsi ai soprusi dei soldati dei Borgia e facendone pian piano veri e propri assassini mediante l’assegnazione di missioni sempre più difficili (non giocabili direttamente, purtroppo) in giro per l’Europa.
La loro progressiva specializzazione è gestita attraverso un semplice sistema di punti esperienza, da spendere in due categorie: armi e armature. Con un congruo numero di missioni, i nostri fedeli alleati potranno diventare provetti assassini (c’è un achievement da sbloccare), consacrati con una spettacolare cerimonia celebrativa! Tuttavia, non vi torneranno utili solo per racimolare qualche spicciolo: i membri della Brotherhood possono essere considerati a tutti gli effetti degli ottimi alleati computerizzati ai vostri ordini, capaci di liberarvi attivamente la strada in modo (fin troppo) veloce ed efficace, mentre voi dovete magari occuparvi dell’inseguimento e dell'eliminazione di un obiettivo primario. Sebbene anch’essi possano rimetterci le penne, sia nelle missioni automatiche all’estero, sia in quelle romane in vostra compagnia, l’introduzione di tali alleati automatizzati rende piuttosto semplici anche le fasi di gioco più avanzate: è forse l’unico neo di una novità che agevola un po' troppo il progresso, ma che lo rende ancora più spettacolare e movimentato.
Già nell'azione solitaria, l’infinità di armi e abilità atletiche man mano sbloccate da Ezio lo rendono un avversario davvero troppo agile ed eclettico per chiunque. E la situazione diventa ancora più complicata considerando le coreografiche new entry come, ad esempio, il poter balzare a cavallo (eventualmente disarcionando il relativo cavaliere) sia dai tetti, sia da un altro destriero. È un'abilità notevole, visto che ora le cavalcature possono essere utilizzate anche in città e appartengono a tipologie diverse, più veloci o più resistenti a seconda della razza e della bardatura.
In aggiunta, esiste l’inedita possibilità di sfruttare delle rozze carrucole a contrappeso, così da essere catapultati verso l’alto e superare pareti altrimenti non scalabili nemmeno con il “doppio abbranco” di Assassin's Creed II, magari prima di planare silenziosi sui nemici grazie ai nuovi paracadute leonardiani, naturalmente a lame sguainate. Lame che, come l’arsenale nel suo complesso, vengono confermate in tutte le varianti sperimentate nel secondo episodio, oltre a concedere un ruolo leggermente più significativo alle rudimentali armi da fuoco (occhio agli archibugieri nemici), alla balestra e a una specialissima arma “a raggio” sperimentata verso la fine dell’avventura...

Un credo sempre più credibile
Insomma, in buona sostanza le tipiche dinamiche di combattimento e di movimento acrobatico - il vero “credo assassino” di Assassin’s Creed - rimangono quelle del secondo episodio e possiamo dire, senza timore di smentita, che sono ottimamente integrate e migliorate da un sistema di controllo sempre più flessibile e performante. Sono confermati, o meglio ulteriormente ampliati e affinati, anche tanti altri elementi della pantagruelica esperienza di gioco servitaci da Ubisoft: dagli immancabili “collezionabili” quali piume, bandiere, tesori e oggetti (bellici e mercantili) recuperabili dai cadaveri, alle impegnative sequenze platform/d’inseguimento all’interno dei gioielli architettonici più famosi di Roma; dagli enigmi multipli con sorpresa finale da individuare e risolvere in stile Settimana Enigmistica sfornati dalla memoria del Soggetto 16, al notevole e sempre evocativo substrato tecnico-artistico che sorregge il tutto. Su quest’ultimo fronte niente di particolare da segnalare, se non il solito ottimo lavoro a livello di ottimizzazione del confermatissimo motore grafico. L’engine non soffre granché né gli aumentati confini di una splendida Roma rinascimentale, né le particolari sequenze a bordo di vecchi e nuovi prototipi leonardiani. È ugualmente rimarcabile la solita, strepitosa e fedelissima connotazione artistica delle morfologie architettoniche, praticamente tutte “scalabili”, famose o meno che siano, e anche la traduzione del gioco nella nostra lingua è davvero pregevole, sia in termini di scelta dei vocaboli, sia per ciò che concerne il doppiaggio.

Boia contro cortigiane
Se poi tutte queste conferme e miglioramenti non vi bastassero, ecco arrivare la più evidente innovazione apportata alla serie da Brotherhood: quella di un multiplayer tanto superficialmente immediato, quanto profondamente interpretabile, fatto di sole due modalità (tutti contro tutti e a squadre). L’obiettivo è molto semplice: assassinare senza venire assassinati. Un risultato da raggiungere potenziando di partita in partita l’arsenale e le abilità di un alter-ego selezionabile tra diverse tipologie rinascimentali, e utilizzandole in una decina di mappe italiane (di giorno e di notte, da Roma a Venezia, da Siena a Firenze, da Monteriggioni a Forlì a... San Donato!). Si tratta di modalità coraggiose e interessanti, ma che in attesa di essere eventualmente ampliate e rifinite in futuro, non riescono per ora a oscurare la grandiosa esperienza in singolo.

Brotherhood, a nostro (italianissimo) avviso, sarà difficilmente superabile in termini di quantità, qualità e fascino da un prossimo episodio destinato con ogni probabilità a lasciare il Cinquecento, Ezio, e l’amata Italia. Ma fino ad allora, come canterebbe Venditti... “Grazie Roma, che ci fai vivere e sentire ancora... una persona nuova.”

Voto Globale: 9.5

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